Progetto 13 Dedicato ai bambini orfani dell’Ospedale ‘Sacra Famiglia’ di Betlemme

in questo progetto, propostoci da Domenica Calza che nel 2011 aveva fatto un viaggio in Terra Santa, si è creata una collaborazione con le suore Vincenzine per l’aquisto di una culla termica.

 

DAUGHTERS OF CHARITY

  1. VINCENT

BETHLEHEM

E-mail: creche@p-ol.com

 

3 Novembre 2012

Gentma Associazione Purple Middle Way Onlus,

 

Mi faccio porta parola di Suor Elisabeth per ringraziare tutti i componenti di questa Associazione che hanno voluto generosamente contribuire all’acquisto di una culla termostatica per venire in aiuto ai nostri piccoli prematuri. Vi mandiamo la foto con la culla e la placa intestata come giustamente da loro richiesta. Grazie.

Dottor Carlo come certamente lei saprā, la nostra opera ē l’unica in tutta la Palestina che riceve bambini interni da 0 a 6 annni.

Questa ē la loro prima casa ed ē  qui che fanno le loro prime esperienze. Bambini traumatizzati fin dal seno materno e privati dei loro diritti piū legittimi, qual’ē la carezza ed un bacio di una mamma e di un papā. Noi cerchiamo di poter rispondere ai loro bisogni, ma molte volte ci sentiamo inerti ed incapaci in quanto nonostante tutto non possiamo sostitiure colei che ē tutto nella crescita di un bambino ( La mamma). Questo ē il nostro doveroso impegno… Ogni storia porta in loro delle cicatrici indelebili di sofferenze e di privazioni.

La storia di una nascita d’amore per alcuni e la storia di sangue per altri.

Ē grazie alla Provvidenza ed alla generositā di tanti benefattori che quest’Opera va avanti aprendo continuamente le porte a chi viene a bussare.

Mi credano i bambini della Creche sono un’eterna Primavera nella nostra vita, ed ē da li che noi possiamo amare, amare continuamente.

Loro cari amici si sono voluti piegare su questi piccoli esseri con tanto amore, hanno voluto prestare l’orecchio alle pulsazioni del cuore della vita che batte per tutti senza distinzioni di razze e di religioni. A suo turno il Cristo vi apre le sue grandi braccia per esprimervi il suo Amore “Chiunque accoglie un piccolo bambino nel mio nome ē me che accoglie, colui che piccolo tra voi tutti ē il piū grande” (Luca 9-48).

 

Con tutta la nostra riconosscenza e gratitudine,

 

 

Sr Elisabeth e Sr Maria,

Figlie della Caritā.

 

 

 

Durante il mio recente viaggio in Terra Santa (novembre 2011) ho avuto modo di visitare l’orfanotrofio Créche di Betlemme dove le Figlie della Carità di san Vincenzo de Paoli operano sin dal 1884. Dal 1895 hanno aperto l’ospedale francese di Betlemme  e da molti anni la créche, l’orfanotrofio, che accoglie fino a 120 bambini poveri o abbandonati dei territori palestinesi. La Créche di Betlemme è un’oasi di pace in una città divisa in due dal muro della vergogna, dove è “normale” vedere  civili armati passare in auto o passeggiare con la famiglia per le strade. Durante il mio breve soggiorno a Betlemme ho conosciuto Suor Sophie, una religiosa francese, di origini libanesi, che ha dedicato 45 anni della sua vita a favore degli ultimi. Suor Sophie è minuta e non più molto giovane, ma è tenace, carismatica e volitiva. Nel suo lungo racconto, dopo aver mostrato a me e ai miei compagni di viaggio i bambini dell’orfanotrofio, Suor Sophie ci ha lasciati attoniti. Ci ha spiegato, infatti, che molto spesso andare a recuperare un neonato abbandonato in strada a Betlemme è una lotta contro il tempo e, soprattutto, contro … i cani randagi. Pensate!
Il racconto di questa religiosa tenace e nonostante tutto serena, che rischia spesso la vita per correre nella notte o all’alba per recuperare un bambino, mi ha commossa e sconvolta nello stesso tempo. Ho visto con quanto amore e con quanta dedizione il personale della Créche aiuta questi piccoli a crescere. Ho visto con i miei occhi come sono seguiti in questa struttura, che ha bisogno del sostegno di tutti per poter continuare a salvare la vita a tanti innocenti altrimenti condannati a morte sicura. I bambini de la Créche hanno bisogno di aiuto materiale, ma anche di tanto amore: non potrò mai dimenticare i tanti piccoli che ci hanno accolti con le braccia tese verso di noi per giocare, per ricevere una carezza, un bacio, un gesto di affetto. I loro occhi e i loro gesti sono stati più eloquenti di tante parole. Ed uscendo dalla créche ho pianto, ho pianto di commozione, di tristezza, ma anche di rabbia! Rabbia per la stupidità dell’uomo che fa della guerra, dell’odio razziale, dell’intolleranza, della violenza le proprie “bandiere” ed allora mi è venuta in mente una frase di Martin Luther King che dice:

Abbiamo imparato a volare nei cieli come uccelli e solcare i mari come

pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice azione di camminare sulla terra come fratelli.

M.L.King
Domenica Calza
Docente di scuola media inferiore e superiore
Giornalista pubblicista iscritta all’albo del Piemonte – Valle d’Aosta

 

 

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